Cortometraggi

Il cinema è una passione che mi porto dietro da quando ero adolescente, e per molto tempo ho coltivato il sogno di fare il regista. Ricordo benissimo quando scoprii questo linguaggio da ragazzo, quando iniziai a conoscere (e a riconoscere, nella visione dei film) quello che in gergo si chiama lo specifico filmico, rendendomi conto di come il cinema presentasse dei veri e propri codici semantici che lo strutturano e lo compongono. Un’immagine e la sua costruzione, e la narrazione di una storia attraverso il montaggio, non mi apparivano più come elementi scontati, ma come una vera e propria grammatica che andava conosciuta e approfondita. Questo fu il mio primo approccio con il cinema: il riconoscimento della flagranza del segno-cinema, la riconoscibilità di un significante.

I corti di cui qui proponiamo la visione rappresentano tutta la mia produzione, realizzata esclusivamente con mezzi digitali. Non costituiscono un cinema tradizionale, ma cercano di essere la coerente manifestazione di una singolarità di espressione linguistica, di un modo tutto personale di interpretare e rendere la settima arte.

VERSO MONCHIO

Documentario su Monchio delle Corti. Anno di realizzazione: 2012. Regia di Paolo Mansanti. Con
Pietro Mansanti.

Il film è tutto girato in soggettiva, tranne una scena nel bosco. Il titolo trae origine proprio dal fatto che uno sguardo si accosti a Monchio, che è il paese e l’ambiente che viene decritto. Ci avviciniamo a poco a poco alle sue montagne e alla sua atmosfera, accompagnati dalla declamazione evocativa e solenne di alcune poesie di Attilio Bertolucci. Il tutto appare come il progressivo realizzarsi di una visione, cadenzata dalla musica, in cui, oltre al paese stesso, viene descritta ed evocata soprattutto la natura in cui è immerso. Natura di cui il film intende essere una celebrazione, enfatizzandone la rigogliosità, la bellezza e il mistero.  

STORIA DI UN’INSONNIA

Cortometraggio. Anno di realizzazione: 2011. Regia di Paolo Mansanti. Con Tommaso Monini,
Claudia Cagnoni, Giacomo Marighelli, Eugenio Squarcia.

Questo mediometraggio è il racconto di un disagio e di una solitudine. Descrive quella che Jung chiamerebbe un’introversione, una chiusura in sé stessi dominata dall’angoscia, in cui ci si perde nella poesia della notte. Il giorno è invece irto di conflitti con l’altro e di tormento, di incomprensioni. Alla fine, il soggetto rimane solo di fronte a una luce che ricorda l’Assoluto, perso nel mistero della vita.

LA PASSEGGIATA IMPROVVISA

Cortometraggio (liberamente tratto da un racconto di Kafka). Con Gianmarco Marzola e Giacomo Marighelli. Regia di Paolo Mansanti. Anno di produzione: 2012.

Tratto da un racconto di Kafka, il film è oscuro e cupo, emotivamente teso. Viene scelta una rappresentazione anti-naturalistica, in cui, attraverso lo straniamento, si racconta di nuovo, metaforicamente, disagio, abbandono, solitudine. Ciò da cui non si riesce a uscire è lo specchio immaginario del proprio Io, visto come una vera e propria caverna, piena di nervosismo e tensione. L’Altro è sempre cercato, ma è perennemente coperto da una maschera, anche lui riassorbito nell’immaginario. L’unica vera liberazione sembra uscire da tutto questo per incontrare davvero l’Altro, per liberarsi dalla maschera del proprio Io.

L’UOMO DELLA FOLLA

Cortometraggio tratto dall’omonimo racconto di Edgar Allan Poe. Anno di realizzazione: 2013.
Regia di Paolo Mansanti. Con Youri del Greco e Ferdinando Keller.

Tratto da un racconto di Edgar Allan Poe, presenta un inizio surreale e grottesco, straniato, e ha di nuovo al centro il tema dell’incontro con l’Altro, che viene ricercato e inseguito con curiosità nel suo mistero, nella sua lontananza, e che sfugge sempre, cioè che non si riuscirà mai a raggiungere. Di nuovo, metaforicamente, il problema di uscire da sé stessi, con la consapevolezza, tuttavia, che l’Altro sfugge.

UNA GIORNATA

Cortometraggio. Anno di realizzazione 2015. Regia di Paolo Mansanti con Youri Del Greco

Si parte ancora una volta dal disagio e dalla solitudine per raccontare la noia e la chiusura in sé stessi. Il vuoto dell’Io, dell’Uno ripiegato interamente su di sè, perso nell’immaginario, nella captazione duale con sé stesso, in cui l’Altro è lui medesimo. Emerge di nuovo la metafora dello specchio. Qui, l’Altro è completamente assente e il disagio e la frustrazione sembrano essere senza soluzione.

REVENGE

Cortometraggio. Anno di realizzazione 2014. Con Morgana Zuffi e Paolo Mansanti. Regia di Paolo Mansanti.

Thriller-horror grottesco e surreale, parodistico, con omaggi e citazioni al cinema di genere, in cui, sempre attraverso una recitazione straniata, si parla dell’amore, del rapporto fra i due sessi e del fatto che, in esso, non vi debba mai essere la prevaricazione di un sesso sull’altro, di una parte sull’altra. L’amore, insomma, non può mai essere predominio e costrizione, altrimenti viene snaturato e diventa delirio, aggressività, volontà di potenza. Attraverso la rappresentazione surreale e grottesca dell’anti-amore, si illumina ciò che l’amore dovrebbe essere nella sua autenticità.

IL VIAGGIO

Cortometraggio. Anno di realizzazione 2010. Con Tommaso Monini e Paolo Mansanti. Regia di Paolo Mansanti.

Nella prima parte di questo cortometraggio, molto sperimentale, essenzialmente anti-narrativo e, nei toni, vicino alla video-arte, viene mostrata un’esplosione di angoscia e tensione, a voler rappresentare un’emotività pura e totalmente riversata all’esterno, cioè la forza dionisiaca della pulsione. Questa dimensione è la dimensione dell’angoscia, dell’emersione caotica di ciò che si muove nell’inconscio. Poi si giunge a un luogo, dove ci si prepara a quello che è l’incontro con quell’Altro che siamo noi stessi. L’io visto come altro, cioè la dimensione dell’immaginario, e anche la conoscenza di sé intesa come conoscenza della propria interiorità, è ciò che emerge all’interno di questo luogo. Il film parla, dunque, della conoscenza di sé, dell’incontro con la propria interiorità, e dell’emotività che si esprime dall’inconscio.

LA VACANZA

Cortometraggio. Anno di realizzazione 2009. Con Tommaso Monini, Marisa Comellini e Paolo Mansanti. Regia di Paolo Mansanti.

Questo film è invece il racconto di un’amicizia, resa metaforicamente attraverso una partita a scacchi e intesa come relazione di complicità e, allo stesso tempo, di sfida. L’amicizia rimane sospesa, non riesce a concludersi e a realizzarsi, per vari motivi. Anche qui è presente il tema della festa e dell’impulso dionisiaco, visto però nella sua dimensione di eccesso e di degradazione. Sembra essere infatti proprio il coinvolgimento con il contesto gregario e di gruppo a impedire ai due amici di portare avanti un tipo di relazione più sottile e preziosa.