Filosofia

La passione per la filosofia nasce negli ultimi anni del liceo come passione per l’ontologia, la logica e la metafisica. I primi testi di filosofia che ho amato, scoprendo una vera e propria vocazione, sono stati i testi di Emanuele Severino. Col tempo, l’interesse per la filosofia si è spostato alla mistica e alla teologia, arrivando poi, infine, ai grandi temi dell’esistenzialismo e dell’interrogazione sul soggetto. Questo spostamento, dalle tematiche filosofiche più teoretiche a quelle più esistenziali e psicologiche, mi ha condotto a un interesse, poi diventato decisivo, per le tematiche della psicanalisi. Ho dedicato molta attenzione allo studio dei tre grandi classici della psicanalisi, cioè Freud, Jung e Lacan, focalizzandomi infine sull’interpretazione del pensiero di quest’ultimo.

PILLOLE DI FILOSOFIA

Il mondo contemporaneo e il destino della Storia

di Paolo Mansanti

Il periodo storico in cui stiamo vivendo è quello, cosiddetto e definito, della globalizzazione, cioè il periodo della post-modernità, vai all’articolo

LACAN

Com’è noto e come emerge anche
dal mio saggio, al centro del pensiero di Lacan è presente la funzione della
parola e del linguaggio, cioè di quello che Lacan chiama il significante, luogo
con il quale viene identificato l’inconscio. Questo conduce Lacan a una
valorizzazione della parola a livello terapeutico. Come si legge all’interno
del saggio, il problema che emerge è “dove appare quest’inconscio? Sulla base
di cosa, in che modo, possiamo arrivare a conoscerlo?”. Si prosegue mostrando
come risponde Lacan, nel Seminario VII: “anche in questo caso Freud risponde in
modo compiutamente articolato: solamente nella misura in cui si producono delle
parole. (…) ciò che è conosciuto dell’inconscio giunge a noi in funzione di
parole”. E ancora: “L’inconscio, in fin dei conti, possiamo afferrarlo soltanto
nella sua esplicazione in quel che ne viene articolato di quanto si svolge in
parole” (Jacques Lacan, “Seminario VII”). 

In un capitolo successivo del mio saggio, si approfondisce il ruolo svolto dalla parola. In questo senso, come scrivo, in alcune pagine emerge come “è la parola, insomma, che rende autentico l’uomo: ecco l’effetto del significante sul soggetto. L’effetto della parola è, ipso facto, un effetto di verità: essa testimonia del reale di chi la pronuncia, testimonia, per così dire, di ciò che c’è “dietro”, del suo vissuto. Ecco il senso, dunque, della parola piena. La parola piena è tale perché si riflette, ricade sul soggetto che la dice, cioè perché mostra che chi la dice ha vissuto ciò che dice. La parola proviene da altrove, e si fa testimonianza di quest’altrove, si rende forma di un reale che riguarda il soggetto come parte in causa. E’ qui evidente come la parola sia un effetto di sublimazione, cioè un far sì che chi parla riesca a farsi portatore di un testo, di un insieme di significanti, che, per quanto autonomi, garantiscono della verità. Il soggetto, nell’atto di dire, si “autentica”; cioè garantisce il senso di ciò che dice. Ecco l’azione che la parola ha su chi la dice: essa mostra il taglio del significante, e, così facendo, permette al soggetto di entrare nel regno della verità, cioè di sublimarsi, di autenticarsi come soggetto”.

La parola, emerge inoltre nel saggio, ha due funzioni: una terapeutica e una rivelativa. Si legge infatti, in un altro capitolo: “L’effetto della parola, tuttavia, non è solo quello terapeutico di far star meglio il soggetto: non è solo sublimazione. Ma la parola è anche rivelazione. Vi sono dunque due forme della parola: da un lato essa cura, dall’altro rivela. La parola in psicanalisi ha questa doppia funzione, di far star meglio il paziente e, allo stesso tempo, di essere rivelativa, cioè di dischiudere un mondo. Questa funzione rivelativa della parola è particolarmente significativa. La parola, infatti, ha la capacità di far emergere qualcosa che, senza il suo aiuto, rimarrebbe sepolto”.

In questo senso, appare centrale il ruolo di quello che Lacan chiama il significante. Il tema del significante e del suo rapporto con il significato è centrale nei miei interessi attuali. Il mio prossimo saggio avrà come riferimento centrale per l’appunto questa questione.